Un genio dietro una grande rivoluzione

Dal genio della matematica Vitalik Buterin, nel 2013 nasce Ethereum, piattaforma rivoluzionaria nel campo delle blockchain.

L’idea di Vitalik e stata quella di voler creare una nuova blockchain, rispetto alle altre già esistenti più flessibile, che uscisse dal settore del payment per divenire uno strumento mediante il quale un programmatore potesse creare token, criptovalute, nuove applicazioni. Tutto ciò poteva essere permesso solo con l’utilizzo di una tecnologia che consentisse di stabilire dei contratti tra diversi individui direttamente su una blockchain. Con gli Smart Contract tutto questo ora è fattibile.

Gli Smart Contract sono software che eseguono una determinata istruzione sulla base di fattori esterni in maniera totalmente automatica. Per fare un esempio molto semplice, la consegna di un qualsiasi bene presso la propria abitazione farà sì che in automatico si sblocchi il pagamento dello stesso.

Le regole della blockchain garantiscono il perfetto funzionamento di tutto l’iter e i risultati del contratto sono facilmente verificabili da ciascun partecipante al network.

Ad avere l’idea degli Smart Contract non fu Vitalik, ma bensì Nick Szabo, imprenditore tra i più influenti nell’ambito delle criptovalute; Vitalik però ebbe l’intuizione di introdurli nel core design di Ethereum che differiscono dalla blockchain dei bitcoin in quanto quest’ultima è stata concepita al solo scopo di sistema di pagamento Peer to Peer.
La visione di Vitalik è quella di un’altra piattaforma decentralizzata e nel White Paper, inizia partendo da alcune limitazioni della blockchain conosciute agli esperti di programmazione, scrivendo sulla sua idea di voler sviluppare un prodotto diverso per applicazioni decentralizzate.

Una volta finito di scrivere il White Paper lo inviò a quindici fidatissimi sviluppatori per avere da loro un feedback. Vitalik era pieno di incertezze, temeva il loro giudizio perché aveva paura di aver sbagliato qualcosa. Ben presto però questi dubbi lo abbandonarono per lasciar posto alla consapevolezza di aver fatto un buon lavoro in quanto, nonostante ci fosse comunque qualcosa da perfezionare, per tutti gli sviluppatori Vitalik con Ethereum aveva messo in atto una vera e propria rivoluzione.

Quasi tutti gli sviluppatori successivamente divennero parte integrante del team di Ethereum che a Miami, in una conferenza, fu presentata per la prima volta riscuotendo approvazione dai presenti che ne rimasero entusiasti.

Vitalik scelse il Canton Zugo in Svizzera (negli anni successivi soprannominato Crypto Valley) per dare una sede ad Ethereum; quindi nacque Ethereum Foundation, organizzazione no profit, luogo in cui poter svolgere ogni attività di open source.

Arrivati a questo punto ciò che gli occorreva per far crescere il suo progetto erano i soldi e per reperirli il suo team nel 2014 crea una nuova crypto, i cosiddetti ether che rendono la piattaforma appetibile agli occhi degli investitori. Di conseguenza con l’avvento degli ether si da il via all’ICO (raccolta fondi per i nuovi progetti nel settore delle criptovalute).

Ethereum vende 2mila ether al prezzo di un bitcoin ed una volta conclusa l’ICO riesce a raccogliere 31mila bitcoin, valore che ci aggira all’incirca sui 18,4 milioni di dollari americani, divenendo così la terza ICO ad aver raccolto più fondi.

Nel 2015 viene immessa sul mercato Olympic, la prima versione del prototipo che nonostante prometta bene è piena di bug. Per individuarli nel più breve tempo possibile Ethereum mette in atto un programma di reward che consiste nel fatto che chiunque avesse trovato bug nel sistema sarebbe stato ricompensato con ether.
Il 14 marzo del 2016 è il giorno in cui viene aggiornata la versione di Ethereum ed è considerato il lancio ufficiale della piattaforma.

Vitalik ed il suo team hanno al momento le loro menti impegnate nel trovare soluzioni efficaci per la difficile transizione da POW a POS.

I POW e i POS sono degli automatismi volti a garantire il consenso sulla blockchain e per inserire blocchi alla catena; si parla di POW quando i validatori delle transizioni vengono retribuiti con la creazione di nuovi bitcoin, quindi con un’attività di mining, e con delle fee sulle transizioni. Si parla di POS invece quando ai validatori viene congelata una determinata parte di criptovaluta e nel caso in cui ci si trovasse di fronte a dei tentativi scorretti, come ad esempio la validazione di operazioni fraudolente, viene persa una parte o persino tutto l’ammontare congelato. Il guadagno in tutto ciò è l’ottenimento di percentuali sulla transizione validata.
Il POS, a differenza del POW che necessita di un enorme quantitativo di energia elettrica, ha dei costi minori ed è inoltre più rispettoso nei confronti dell’ambiente.

Questa è una grande sfida per Vitalik, ma non l’unica in quanto deve riuscire a migliorare gli smart contract perchè ad oggi non sono ancora poi così tanto smart; l’obiettivo del team è quello di far sì che ogni tipo di contratto sia traducibile in smart contract perchè purtroppo al momento molte di queste tipologie non sono adattabili al sistema.

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